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Stranezza
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In mwawfisica delle particelle, la mwbastranezza mwbqS è un mwbgnumero quantico necessario per descrivere certe particelle a vita relativamente lunga. Esso è descritto come il numero degli anti-quark strani mwbw s ¯ ¯ {\displaystyle {\overline {s}}} mwcameno il numero dei mwcqquark strani mwcg s {\displaystyle s} in una particella.

mwdq S = n s ¯ ¯ − − n s {\displaystyle S=n_{\overline {s}}-n_{s}}

Il motivo di questa definizione poco intuitiva risiede nel fatto che il concetto di stranezza è stato introdotto prima che fosse scoperta l'esistenza dei quark e per coerenza con la definizione originale il quark strano deve avere stranezza -1 mentre il relativo antiquark deve avere stranezza +1.

Contents


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La scoperta del numero quantico stranezza

Le prime prove dell'esistenza delle particelle strane si ebbero nel 1947 quando mwegGeorge Rochester e Clifford Butler osservarono, in mwfacamera a nebbia, tracce a forma di V provocate da eventi dovuti a mwfqraggi cosmici. L'aumento dell'energia a cui potevano arrivare gli acceleratori di particelle, consentì, successivamente, la creazione in laboratorio di questa tipologia di particelle. Questa circostanza mise in evidenza uno strano comportamento da parte di queste ultime in quanto avevano grandi mwfgsezioni d'urto di produzione, che suggeriscono che il processo sia governato dall'mwfwinterazione forte, e lunghi tempi di decadimento, tipici, invece, dell'mwgainterazione debole. Consideriamo, per esempio, il decadimento della particella che, successivamente, prese il nome di mwgq Λ Λ {\displaystyle \Lambda } .

La costante di decadimento ottenuta sperimentalmente è dell'ordine di mwgw 10 10 {\displaystyle 10^{10}} mwha s − − 1 {\displaystyle {\text{s}}^{-1}} . Questo risultato deve essere confrontato con la medesima costante calcolata a partire dall'ipotetica reazione di produzione. A tal fine si consideri la reazione di decadimento (osservata):

(1.1) mwhg Λ Λ ⇒ ⇒ p + π π − − {\displaystyle \Lambda \Rightarrow p+\pi ^{-}}

dove con mwia ⇒ ⇒ {\displaystyle \Rightarrow } si indica una reazione dovuta all'interazione forte.

L'elemento di matrice può essere approssimativamente calcolato dalla reazione di produzione:

(1.2) mwiw π π + p ⇒ ⇒ Λ Λ + π π {\displaystyle \pi +p\Rightarrow \Lambda +\pi }

Così facendo si ottiene una costante di decadimento dell'ordine di mwjq 10 22 {\displaystyle 10^{22}} mwjg s − − 1 {\displaystyle {\text{s}}^{-1}} , cioè mwjw 10 12 {\displaystyle 10^{12}} volte più grande di quella misurata sperimentalmente. È possibile dimostrare che si cade nella stessa contraddizione anche se si va ad analizzare la reazione di produzione dei K. Si cercò di risolvere il paradosso con l'ipotesi di una produzione associata: le particelle strane, così chiamate proprio a causa di questo loro strano comportamento, vengono prodotte dall'interazione forte solamente a coppie; una volta separate esse decadono debolmente in particelle non strane. Vari processi di produzione associata furono poi effettivamente osservati, per esempio:

(1.3) mwkq π π − − + p ⇒ ⇒ Λ Λ + K 0 {\displaystyle \pi ^{-}+p\Rightarrow \Lambda +K^{0}}

oppure

(1.4) mwla p + p ⇒ ⇒ p + Λ Λ + K + {\displaystyle p+p\Rightarrow p+\Lambda +K^{+}}

Nonostante l'osservazione sperimentale di queste reazioni costituisse una prova della validità della teoria della produzione a coppie, quest'ultima non era in grado di motivare il fatto che non si riuscisse ad osservare la reazione:

(1.5) mwlw n + n ⇒ ⇒ Λ Λ + Λ Λ {\displaystyle n+n\Rightarrow \Lambda +\Lambda }

che ha una soglia di energia molto inferiore rispetto alle reazioni descritte nelle equazioni (1.3) e (1.4).

La risposta venne da mwmgGell-Mann e Nishijima solo nel 1953 allorché introdussero, nella teoria, un nuovo numero quantico che chiamarono, appunto, stranezza, postulando che venisse conservata dall'interazione forte. La stranezza è definita dalla reazione:

(1.6) mwna Q = I 3 + B + S 2 {\displaystyle Q=I_{3}+{\frac {B+S}{2}}}

dove Q rappresenta la mwngcarica elettrica della particella in unità mwnw e {\displaystyle e} (carica del mwoaprotone ovvero il valore della carica dell`mwoqelettrone presa con segno positivo), mwog I 3 {\displaystyle I_{3}} la terza componente dell'mwowisospin e mwpa B {\displaystyle B} il mwpqnumero barionico (che corrisponde al numero di mwpgnucleoni presenti tra i prodotti del decadimento).

Si noti che l'introduzione di un nuovo numero quantico e il presupposto che questo venga conservato dall'interazione forte, fornisce, conseguentemente, regole di selezione che proibiscono la realizzazione di determinate reazioni tra le quali quelle descritte dalle equazioni (1.1) (infatti è un decadimento debole), (1.2) o (1.5). Sperimentalmente si osserva che la stranezza viene conservata anche dall'interazione elettromagnetica ma non dall'interazione debole. È per questo che una particella strana può decadere in maniera forte in un'altra particella strana ad energia minore (se questa esiste) ma non può decadere in una particella non strana se non tramite un decadimento debole e quindi con lunghi tempi di decadimento.

Per convenzione la carica di sapore e la carica elettrica di un quark hanno lo stesso segno.

Conservazione della stranezza

La mwqwstranezza è stata introdotta originariamente per spiegare il fatto che certe particelle, quali i mwramesoni mwrqkaone, o certi mwrgiperoni sono sempre prodotti a coppie. In queste reazioni si assume che una certa proprietà, chiamata appunto stranezza, è conservata.

La mwsastranezza è conservata durante l'mwsqinterazione forte e l'mwsginterazione elettromagnetica ma non durante le mwswinterazioni deboli. Conseguentemente le particelle più leggere che contengono un mwtaquark strano non possono decadere per opera dell'interazione forte. In molti casi il mwtqvalore assoluto della variazione in stranezza è 1. Comunque questo non deve essere necessariamente considerato di secondo ordine nelle reazioni deboli dove vi è un miscuglio di mesoni mwtg K 0 {\displaystyle K^{0}} e mwtw K ¯ ¯ 0 {\displaystyle {\overline {K}}^{0}} .

Bibliografia

• mwuw(FR) Marie Curie, Pierre Curie, Parigi, Éditions Dënoel, 1955. traduzione italiana CUEN, Napoli, 1998. L'edizione originale è del 1925.
• mwvg(FR) Pierre Curie, Sur la symétrie dans les phénomenes physiques, symétrie d'un champ eléctrique et d'un champ magnétique, in Journal de Physique, 3me, serie 3, pp. 393-415.
• mwwa(EN) David J. Griffiths, Introduction to Elementary Particles, Wiley, John & Sons, Inc, 1987, ISBN 0-471-60386-4.
• mwwg(DE) Ernst Haeckel, Kunstformen der Natur, Lipsia, Verlag des Bibliographischen Institut, 1899-1904. URL consultato il 4 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 27 giugno 2009).
• mwxa(EN) István Hargittai e Magdolna Hargittai, Symmetry Through the Eyes of a Chemist, 2ª ed., New York, Kluwer, 1995..
• mwxg(EN) István Hargittai e Magdolna Hargittai, In Our Own Image, New York, Kluwer, 2012, ISBN 978-14-61-36874-8.
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• mwyg(EN) Alan Holden, Shapes, Space and Symmetry, New York, Columbia University Press, 1971.
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• mwaa(EN) Alexei Vasil'evich Shubnikov e Vladimir Alexandrovich Koptsik, Symmetry in Science and Art, New York, Plenum Press, 2012, ISBN 978-14-68-42069-2.
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Voci correlate
Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) strangeness, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.